VivereVietnam

domenica 4 gennaio 2015

Io e la lingua italiana

All'ultimo anno dell’università, ho preso una decisione impulsiva, ma importante: studiare l’italiano. Essendo un'appassionata delle lingue straniere, tengo conto di una citazione famosa: conoscere una lingua è come vivere un’altra vita.
Non ho parlato dello studio dell’italiano con i miei genitori. Sono 'tradizionalissimi', non sarebbero stati d’accordo e mi avrebbero bombardata di una serie di domande, come “perché non studi qualcosa di più utile, come la contabilità o la programmazione,” etc. Loro non erano entusiasti quando ho ricevuto la borsa di studio del MAE per studiare in Italia per 6 mesi, sostenendo che “questa borsa non porta nessuna buona prospettiva”. Allo stesso tempo, i miei amici preferivano il giapponese, il quale dava spazio a più opportunità di lavoro, e sostenevano che la mia decisione era troppo idealista visto che la crisi italiana era ancora in pieno corso in quel periodo. Avendo scelto l’italiano, sono diventata un tipo 'strambo' agli occhi di tutti.

B. Pascal, uno scienzato francese, disse che “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Ho deciso di frequentare il primo corso d’italiano su due piedi. Ero all'ultimo anno dell’università e lavoravo come assistente d’insegnamento per l’Accademia Diplomatica del Vietnam. La ragione mi consigliava di non dedicarmi ad una nuova lingua a causa del poco tempo libero e dei numerosi impegni, però il cuore ha detto un forte “Sì”. La ragione mi consigliava di andare avanti con una lingua dell’ONU, il russo, e non una lingua affine allo spagnolo che avevo già studiato. Alla fine, il cuore mi ha convinta a prendere dimestichezza con la splendida cultura di cui avevo già una buona impressione. La ragione mi spingeva a studiare al centro culturale russo, un luogo più bello della Dante che in quel momento si trovava in una sede brutta e malmessa. Nonostante ciò, ho seguito il cuore. Quando sono arrivata alla Dante per iscrivermi al primo corso, pioveva a dirotto, la strada dove si trovava la scuola era inondata e sono entrata in classe bagnata fradicia; non mi pentirò mai di quella decisione, di quel giorno in cui ho cominciato a scoprire la 'lingua carina' che mi ha cambiata e sta cambiandomi per sempre. Non avevo mai studiato l’italiano, ma per qualche tempo ho studiato il pianoforte con una professoressa severa che urlava a squarciagola nei miei orecchi ogni volta che suonavo male: "Staccato! Legato! Piano!" La sua voce furiosa, le sue parole musicali italiane, che non capivo, mi hanno perseguitata per tutta la mia infanzia.
Da tempo amo la Penisola, dunque non si tratta di un colpo di fulmine. La scuola Dante ha nutrito quest’amore per un anno e mezzo (più di 300 ore) di studio. In vietnamita, si usa un vezzegiativo bellissimo per indicare un insegnante: un ingegnere dell’anima. I professori bravissimi e simpatici della Dante, con il loro entusiasmo e la loro dedizione, mi hanno permesso di fare un viaggio immaginario nello Stivale. Studiavo l’italiano alla Dante, dopo una lunga e faticosa giornata all’università, ma ciascuna lezione era per me come un pasto mentale abbondante e pieno di nuova conoscenza; così ricaricavano le mie batterie.
Adesso non ho nessun obiettivo da raggiungere relazionato all’italiano; vorrei solo lasciare che la natura compia il suo corso, perché credo nella provvidenza, in Dio che prepara sempre sorprese formidabili per noi.
Ai nostri giorni, c'è sempre più gente che cerca freneticamente metodi miracolosi, nella speranza di sostenere la capacità intellettuale. Secondo me, studiare le lingue in genere e l’italiano in particolare è un esercizio efficace per mantenere giovane il cervello. Leggere, ascoltare, parlare e scrivere contribuiscono attivamente ad un processo utile a praticare la logica e il pensiero critico di cui l'emisfero celebrale sinistro è responsabile. Mi sono piaciuti gli esercizi di scrittura di racconti divertenti e l'analisi dei quadri, utili per l'emisfero destro che regola la creatività e l’immaginazione. Le regole lessicali, la coniugazione dei verbi, la sottigliezza delle differenze culturali e linguistiche tra il vietnamita e l’italiano fanno avviare l'emisfero sinistro, che si assume la responsibilità dei dettagli e della disciplina. Le lezioni di italiano che riportano alla mente i ricordi bellissimi della propria vita, che permettono di comprendere dei valori diversi e apprezzare i capolavori italiani, ampliano la larghezza di veduta, la tolleranza e l’amore per il Bel Paese. Covare e consolidare le emozioni sono la missione dell'emisfero destro. Insomma, lo studio dell’italiano favorisce lo svillupo dell’IQ e dell’EQ.
In teoria, tutte le lingue sono sullo stesso livello, ma ormai l’inglese è diventato un must, una condizione imprescindibile al giorno d'oggi. La padronanza dell’inglese mi ha aitutata tantissimo nello studio dell’italiano. Viceversa, la conoscenza dell’italiano consolida il mio inglese. La 'dominanza' dell’inglese e la cosiddetta 'inferiorità' dell'italiano nel mercato del lavoro, di solito, fanno paura agli studenti d’italiano. Molti studenti d’italiano ad Hanoi mi hanno detto: “non parlo bene inglese, perché studio l’italiano all’università”. Non lo considero come una scusa giusta. La padronanza dell'inglese non condiziona lo studio dell’italiano. L’inglese e l’italiano sono 'buoni amici' e quindi non si escludono a vicenda. Infatti, le ricerche scientifiche mostrano che studiare due o più lingue allo stesso tempo fa bene al cervello. I singaporeani studiano due lingue dalla scuola primaria al liceo. I bambini israeliani studiano tre lingue da piccoli. Novak Djokovik impara sempre qualche lingua allo stesso tempo. È quindi possibile continuare a migliorare l’inglese cominciando a godere dell’italiano. Ciò nonostante, si deve fare attenzione ai 'falsi amici'. La camera non si usa per fare le foto come camera in inglese. Annoiare non vuole dire irritare come annoy. Estate non indica una stagione. Disgrazia non implica una grande vergogna come disgrace, ma solo una sfortuna. In inglese, preservative e come conservante o additivo, però la parola simile in italiano non significa questo... Haha!
Come nei dancesport, è indispensabile “amare” il nostro partner (solo durante lo spettacolo) per avere una perfetta interpretazione. Parimenti, è importante cercare di amare una lingua quando la studiamo. Nell'amore, si deve senz'altro accettare e apprezzare la differenza e i diffetti di quella persona. Nella prima lezione italiana, ho notato una piccola differenza della grammatica dell’italiano rispetto alle altre lingue latine. Il pronome possessivo è preceduto dall’articolo: il tuo numero di telefono. Non ho chiesto perché esistesse quest’uso assurdo, ma l’ho accettatto come un punto distintivo dell'italiano. Piano piano mi sono innamorata di questa lingua melodica. Si devono affrontare delle sfide per approfondire una relazione. Fortunamente e sfortunamente, non ho molti alti e bassi con l’italiano e il mio amore non è molto profondo. A differenza degli studenti d’italiano all’Università di Hanoi, ho solo un date con la lingua, mentre loro sono sposati con questa lingua per quattro anni e forse di più, oppure per tutta la vita. Nel matrimonio, ci vogliono enorme dedizione, responsabilità immensa e sacrifici considerevoli. Loro possono pensare di divorziare dall’italiano se non riescono a tollerare le “caratteristiche dell’italiano” dopo un po' di tempo, ma il divorzio è sempre pieno di sofferenza (finanziara e psicologica), è solo l’ultima via d'uscita. A mio avviso, tuttavia, è troppo difficile abbandonare questa lingua veramente incantevole. In realtà, molta gente non riesce a resistere alla seduzione di questa lingua poetica e alla sua cultura gloriosamente ricca che rende l’italiano la quarta lingua straniera più studiata al mondo.
Se io non fossi andata alla Dante quel giorno,
Se avessi scelto il russo due anni fa,
Forse avrei avuto un livello alto di russo,
Forse avrei presentato la mia candidatura per una borsa di studio del governo ucraino,
Forse l'avrei vinta e sarei andata in Ucraina,
Forse sarei andata in Crimea, che adesso fa parte della Russia.
Forse avrai visto l'aereo civile malese, colpito e abbatutto.
Forse sarei diventata una testimone storica,
Forse, il mio destino sarebbe terminato in Russia, in una guerra orribile che ancora non è finita.
No, non mi pentirò mai della mia scelta casuale, ma cruciale: studiare l’italiano.

Trang Vuhong (Elisa Zhuang)

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