All'ultimo
anno dell’università, ho preso una decisione impulsiva, ma
importante: studiare l’italiano. Essendo un'appassionata delle
lingue straniere, tengo conto di una citazione famosa: conoscere una
lingua è come vivere un’altra vita.
Non
ho parlato dello studio dell’italiano con i miei genitori. Sono
'tradizionalissimi', non sarebbero stati d’accordo e mi avrebbero
bombardata di una serie di domande, come “perché non studi
qualcosa di più utile, come la contabilità o la programmazione,”
etc.
Loro
non erano entusiasti quando ho ricevuto la borsa di studio del MAE
per studiare in Italia per 6 mesi, sostenendo che “questa borsa non
porta nessuna buona prospettiva”. Allo stesso tempo, i miei amici
preferivano il giapponese, il quale dava spazio a più opportunità
di lavoro, e sostenevano che la mia decisione era troppo idealista
visto che la crisi italiana era ancora in pieno corso in quel
periodo. Avendo
scelto l’italiano, sono diventata un tipo 'strambo' agli occhi di
tutti.
B.
Pascal, uno scienzato francese, disse che “Il cuore ha le sue
ragioni, che la ragione non conosce”. Ho deciso di frequentare il
primo corso d’italiano su due piedi. Ero all'ultimo anno
dell’università e lavoravo come assistente d’insegnamento per
l’Accademia Diplomatica del Vietnam. La ragione mi consigliava di
non dedicarmi ad una nuova lingua a causa del poco tempo libero e dei
numerosi impegni, però il cuore ha detto un forte “Sì”. La
ragione mi consigliava di andare avanti con una lingua dell’ONU, il
russo, e non una lingua affine allo spagnolo che avevo già studiato.
Alla fine, il cuore mi ha convinta a prendere dimestichezza con la
splendida cultura di cui avevo già una buona impressione. La ragione
mi spingeva a studiare al centro culturale russo, un luogo più bello
della Dante che in quel momento si trovava in una sede brutta e
malmessa. Nonostante ciò, ho seguito il cuore. Quando sono arrivata
alla Dante per iscrivermi al primo corso, pioveva a dirotto, la
strada dove si trovava la scuola era inondata e sono entrata in
classe bagnata fradicia; non mi pentirò mai di quella decisione, di
quel giorno in cui ho cominciato a scoprire la 'lingua carina' che mi
ha cambiata e sta cambiandomi per sempre. Non
avevo mai studiato l’italiano, ma per qualche tempo ho studiato il
pianoforte con una professoressa severa che urlava a squarciagola nei
miei orecchi ogni volta che suonavo male: "Staccato! Legato!
Piano!" La sua voce furiosa, le sue parole musicali italiane,
che non capivo, mi hanno perseguitata per tutta la mia infanzia.
Da
tempo amo la Penisola, dunque non si tratta di un colpo di fulmine.
La scuola Dante ha nutrito quest’amore per un anno e mezzo (più di
300 ore) di studio. In
vietnamita, si usa un vezzegiativo bellissimo per indicare un
insegnante: un ingegnere dell’anima. I
professori bravissimi e simpatici della Dante, con il loro entusiasmo
e la loro dedizione, mi hanno permesso di fare un viaggio immaginario
nello Stivale. Studiavo l’italiano alla Dante, dopo una lunga e
faticosa giornata all’università, ma ciascuna lezione era per me
come un pasto mentale abbondante e pieno di nuova conoscenza; così
ricaricavano le mie batterie.
Adesso
non ho nessun obiettivo da raggiungere relazionato all’italiano;
vorrei solo lasciare che la natura compia il suo corso, perché credo
nella provvidenza, in Dio che prepara sempre sorprese formidabili per
noi.
Ai
nostri giorni, c'è sempre più gente che cerca freneticamente metodi
miracolosi, nella speranza di sostenere la capacità intellettuale.
Secondo me, studiare le lingue in genere e l’italiano in
particolare è un esercizio efficace per mantenere
giovane il cervello. Leggere,
ascoltare, parlare e scrivere contribuiscono attivamente ad un
processo utile a praticare la logica e il pensiero critico di cui
l'emisfero celebrale sinistro
è
responsabile. Mi sono piaciuti gli esercizi di scrittura di racconti
divertenti e l'analisi dei quadri, utili per l'emisfero destro che
regola la creatività e l’immaginazione. Le regole lessicali, la
coniugazione dei verbi, la sottigliezza delle differenze culturali e
linguistiche tra il vietnamita e l’italiano fanno avviare
l'emisfero sinistro, che si assume la responsibilità dei dettagli e
della disciplina. Le
lezioni di italiano che riportano alla mente i ricordi bellissimi
della propria vita, che permettono di comprendere dei valori diversi
e apprezzare i capolavori italiani, ampliano la larghezza di veduta,
la tolleranza e l’amore per il Bel Paese. Covare
e consolidare le emozioni sono la missione dell'emisfero destro.
Insomma,
lo studio dell’italiano favorisce lo svillupo dell’IQ e dell’EQ.
In
teoria, tutte le lingue sono sullo stesso livello, ma ormai l’inglese
è diventato un must,
una condizione imprescindibile al giorno d'oggi. La padronanza
dell’inglese mi ha aitutata tantissimo nello studio dell’italiano.
Viceversa, la conoscenza dell’italiano consolida il mio inglese. La
'dominanza' dell’inglese e la cosiddetta 'inferiorità'
dell'italiano nel mercato del lavoro, di solito, fanno paura agli
studenti d’italiano. Molti
studenti d’italiano ad Hanoi mi hanno detto: “non parlo bene
inglese, perché studio l’italiano all’università”. Non lo
considero come una scusa giusta. La padronanza dell'inglese non
condiziona lo studio dell’italiano. L’inglese e l’italiano sono
'buoni amici' e quindi non si escludono a vicenda. Infatti, le
ricerche scientifiche mostrano che studiare due o più lingue allo
stesso tempo fa bene al cervello. I singaporeani studiano due lingue
dalla scuola primaria al liceo. I bambini israeliani studiano tre
lingue da piccoli. Novak Djokovik impara sempre qualche lingua allo
stesso tempo. È quindi possibile continuare a migliorare l’inglese
cominciando a godere dell’italiano. Ciò nonostante, si deve fare
attenzione ai 'falsi amici'. La
camera
non si usa per fare le foto come camera
in inglese. Annoiare
non
vuole dire irritare come annoy.
Estate
non indica una stagione.
Disgrazia
non implica una grande vergogna come disgrace,
ma solo una sfortuna. In
inglese, preservative
e
come conservante o additivo, però la parola simile in italiano non
significa questo... Haha!
Come nei
dancesport,
è indispensabile “amare” il nostro partner (solo durante lo
spettacolo) per avere una perfetta interpretazione. Parimenti, è
importante cercare di amare una lingua quando la studiamo.
Nell'amore, si deve senz'altro accettare e apprezzare la differenza e
i diffetti di quella persona. Nella prima lezione italiana, ho notato
una piccola differenza della grammatica dell’italiano rispetto alle
altre lingue latine. Il pronome possessivo è preceduto
dall’articolo: il
tuo numero di telefono.
Non ho chiesto perché esistesse quest’uso assurdo, ma l’ho
accettatto come un punto distintivo dell'italiano. Piano piano mi
sono innamorata di questa lingua melodica. Si devono affrontare delle
sfide per approfondire una relazione. Fortunamente e sfortunamente,
non ho molti alti e bassi con l’italiano e il mio amore non è
molto profondo. A differenza degli studenti d’italiano
all’Università di Hanoi, ho solo un date
con la lingua, mentre loro sono sposati con questa lingua per quattro
anni e forse di più, oppure per tutta la vita. Nel matrimonio, ci
vogliono enorme dedizione, responsabilità immensa e sacrifici
considerevoli. Loro possono pensare di divorziare dall’italiano se
non riescono a tollerare le “caratteristiche dell’italiano”
dopo un po' di tempo, ma il divorzio è sempre pieno di sofferenza
(finanziara e psicologica), è solo l’ultima via d'uscita. A mio
avviso, tuttavia, è troppo difficile abbandonare questa lingua
veramente incantevole. In
realtà, molta gente non riesce a resistere alla seduzione di questa
lingua poetica e alla sua cultura gloriosamente ricca che rende
l’italiano la quarta lingua straniera più studiata al mondo.
Se
io non fossi andata alla Dante quel giorno,
Se
avessi scelto il russo due anni fa,
Forse
avrei avuto un livello alto di russo,
Forse
avrei presentato la mia candidatura per una borsa di studio del
governo ucraino,
Forse
l'avrei vinta e sarei andata in Ucraina,
Forse
sarei andata in Crimea, che adesso fa parte della Russia.
Forse
avrai visto l'aereo civile malese, colpito e abbatutto.
Forse
sarei diventata una testimone storica,
Forse,
il mio destino sarebbe terminato in Russia, in una guerra orribile
che ancora non è finita.
No,
non mi pentirò mai della mia scelta casuale, ma cruciale: studiare
l’italiano.
Trang
Vuhong (Elisa Zhuang)

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