VivereVietnam

venerdì 2 settembre 2016

Il Vietnam di Camilla

Camilla, una ragazza italiana dalle idee chiare e dai sogni semplici, ha risposto alle domande di VivereVietnam.

Camilla vive ad Hanoi da circa due mesi e sta svolgendo un tirocinio presso il Centro Linguistico dell’Hanoi University, dove insegna lingua e cultura italiana a studenti vietnamiti.
Dopo un’esperienza significativa in Australia che l’ha segnata profondamente, Camilla è approdata in Vietnam, paese che ha deciso di vivere pienamente con tutto l’entusiasmo e l’energia che la contraddistinguono.
Sin da subito, la giovane si è lasciata travolgere dal caos e catturare dalla ‘follia’ hanoiani; è entrata in punta di piedi nella nuova cultura ed ha abbracciato nuove abitudini. Ha compreso la particolarità e l’essenza vietnamite, che osserva con sorpresa e rispetto. 
Per Camilla, il Vietnam rappresenta il riscatto, un modo di reiventarsi e spiccare il volo verso altri paesi e nuovi progetti.

  1. Cara Camilla, perché sei arrivata in Vietnam? Cosa ti ha portata ad Hanoi?
Nel marzo del 2013, stanca dell'Italia e di una carriera da costumista di cinema e teatro che stentava a decollare e non mi permetteva di guardare più in là del giorno seguente, sono partita per l'Australia, con un biglietto di sola andata. Mentre ero là, impacchettando mele e pere, ma con una serenità mai provata prima, ho scoperto il grande interesse che vi è nel mondo verso la lingua e cultura italiana. Mi veniva spesso chiesto di dare lezioni private e mi è anche stato proposto di insegnare corsi serali e nella scuola primaria (in Australia l'italiano è una delle lingue più studiate anche nella scuola primaria!).
Per una serie di sfortunate coincidenze sono stata costretta a lasciare l'Australia, improvvisamente, nel giugno del 2015. Era il luogo in cui ero convinta che avrei passato il resto della mia vita. Sono tornata in Italia con una certa indisposizione, con rifiuto e con  la voglia di scappare ancora più lontano. Dopo tre mesi passati a pensare a come ricostruirmi una vita, ho deciso di frequentare il Master “Insegnare italiano a stranieri: scuola, università, impresa” presso l'Università di Urbino ‘Carlo Bo’. Non sapevo cosa sarebbe successo, ma sapevo che dovevo riprendermi una vita e costruire una nuova strada da seguire. Era chiaro solo questo. Se fossi rimasta in Italia, sarei voluta essere d'aiuto a chi, come me, affrontava un processo migratorio; se fossi riuscita a ripartire, invece, avrei voluto portare con me la mia lingua e la mia cultura.
Quando è arrivato il momento di decidere il luogo in cui si sarebbe svolto il mio tirocinio, i miei interessi erano su Cape Town e Auckland. I tempi per stringere gli accordi tra gli enti coinvolti, però, erano troppo stretti e, inoltre, le motivazioni per cui sono stata costretta a lasciare l'Australia avevano 'sporcato' il mio passaporto e per entrare in alcuni stati avrei dovuto seguire una procedura molto lunga. Non c'era tempo e dissi a me stessa: “Per una volta, prendi una strada facile”.
L’Università di Urbino ‘Carlo Bo’ aveva già una convenzione attiva con l'Hanoi University.
Per coincidenze e per caso (che non è mai a caso!) mi sono trovata qui.


  1. Che paure e/o dubbi avevi prima di partire?
Prima di partire avevo solo una gran voglia di partire. Non c'erano paure, non c'erano dubbi. C'era voglia di riscatto e... tanto entusiasmo. Mi sono sentita uscire 'perdente' dalla questione Australia. Per questo motivo, questa nuova sfida era la mia rivincita e comportava il fatto di scommettere nuovamente su me stessa, di uscirne a testa alta e riuscire a dirmi: “Ce l'hai fatta! Hai ripreso la tua vita in mano”.


  1. Quali sono le tue prime impressioni relative alla città di Hanoi, alla cultura e alla società vietnamite?
Lo shock culturale è stato pazzesco, fortissimo. Sono una persona alla quale piace informarsi sulla cultura e la vita dei paesi che va ad 'intaccare'. Credo sia sempre giusto entrare in punta di piedi nei mondi altrui e con infinito rispetto e spirito di adattamento. Se questo non fosse il principio che mi guida ogni volta che intraprendo un viaggio in un 'nuovo mondo', sarei rimasta comoda a casa dopo la prima volta che ho abbracciato una nuova cultura.
Per la prima decina di giorni al campus dell’HANU, sono stata l'unica presenza/faccia occidentale. Sono arrivata, infatti, a fine luglio, periodo di chiusura delle università. Le difficoltà sono state infinite. La solitudine, infinita anche quella. Ho passato intere giornate a parlare solo con me stessa e ad osservare. Il quartiere nel quale sono situati l'HANU e il Centro Linguistico presso il quale insegno, è un quartiere periferico, dove nessuno e dico NESSUNO parla lingue europee. Fare la scheda SIM, spiegare che ero vegetariana, chiedere dove fosse la banca... era tutto un dialogo a senso unico. Google traduttore e le immagini che mostravo dal cellulare mi hanno aiutata. Mi hanno aiutata anche i pochi studenti che mi vedevano in difficoltà e che si avvicinavano a me facendomi capire che potevo rivolgermi a loro in lingua inglese, perché sì, i vietnamiti sono persone gentili, disponibili e... pure. La società e la cultura vietnamite sono distantissime da quelle italiane. Il mondo viene ribaltato in 18 ore di viaggio. Le macchine non si fermano sulle strisce pedonali (non che in Italia questo sia particolarmente rispettato, ma la giungla che ti circonda come esci dal campus non ha paragoni). La gente va in giro in scooter portandosi dietro maiali scuoiati, cani, taniche d'acqua e tre o quattro persone.
Quando arrivi in un mondo nuovo devi osservarlo e sei tu ad accoglierlo.


  1. Sei ad Hanoi da poco più di un mese, sei già riuscita a visitarla? Quali luoghi della città preferisci? E perché?
Ho già visitato Hanoi in lungo e in largo. Sono una persona iperattiva, un'esploratrice e mi piace conoscere a fondo i luoghi in cui mi tuffo con tutta me stessa. Non è la città in cui passerei il resto della mia vita. Non lo è l' Asia in generale, che ho già visitato e avuto modo di conoscere. Non sono una persona fatta per le grandi metropoli. In Italia ho vissuto 4 anni a Roma, quando ero costumista, e sono scappata anche da lì. Sono nata a Rimini, dove si va in giro in bicicletta e i tempi di percorrenza massima per raggiungere un qualunque luogo sono al massimo 20 minuti. Inoltre, vengo da due anni e mezzo d'Australia, l'esatto opposto sia dell'Asia che dell'Italia, e questo credo influenzerà il resto della mia vita e delle scelte che verranno. Ho bisogno di natura intorno a me. Hanoi non ha natura. Hanoi è traffico, smog e disorganizzazione. Il posto che più mi piace è il quartiere vecchio e il lago che vi si trova nel circondario. Mi piace perché è intenso e perché puoi camminare intorno ad un lago, perché trovi vietnamiti che pregano e  suonano... è come se il traffico che hai intorno scomparisse. Sono i dettagli minimi e semplici che mi colpiscono.


  1. Qual è la cosa più ‘strana’ che ti è capitata finora?
Vedere una signora trasportare sul suo scooter, con totale naturalezza, un maiale scuoiato, guidando contro mano su una superstrada.


  1. Cosa vorresti fare durante il tuo soggiorno in Vietnam? Quali progetti/sogni hai per i prossimi mesi?
Vivrò il Vietnam, tutto, anche quello di Hanoi. Ma credo che la vera essenza dei luoghi sia fuori dalle metropoli. Cercherò il più possibile di viaggiare e di scoprire i posti più remoti. Voglio conoscerne a fondo la cultura ed esplorare il Vietnam nei suoi luoghi più puri e meno intaccati dalla folle corsa alla modernizzazione alla quale sta dietro il mondo. Resterò qui fino ai primi di ottobre e poi tornerò in Italia per discutere la tesi del Master che sto frequentando. Dopodiché credo che  passerò almeno un anno in Italia, lavorerò, spero in questo campo; voglio perfezionare il mio spagnolo e prendere l'abilitazione per insegnare anche la lingua inglese. Ho un progetto, ma è ancora da definirsi. Mi piacerebbe vivere fuori dall'Italia, ma vorrei restare in Europa. Dovrà esserci natura intorno a me e la vita che negli anni da viaggiatrice ho disegnato come quella che vorrei.


  1. Come procede il tuo tirocinio presso il Centro Linguistico dell’HANU? Come ti trovi con studenti e docenti vietnamiti? Quali aspetti dell’insegnamento al Centro Linguistico dell’HANU ti hanno colpita? E perché? 
La vita al Centro Linguistico è interessante e confusionaria. E' stato come entrare in un vortice, che ha ribaltato, mescolato e rimesso in gioco tutto quello che l'anno di Master mi ha insegnato. Ho messo da parte le ‘regoline da manuale’ e reiventato una didattica che soddisfa le esigenze degli studenti che ho davanti. Insegno tre volte a settimana ad una classe di livello A1 e passo più tempo possibile con i miei studenti per capire i loro bisogni, per essere per loro una guida e un aiuto efficiente e concreto. La comunicazione quotidiana con i ragazzi è difficile e quello che più è importante e difficile allo stesso momento è sicuramente trovare il punto di contatto, perché il tuo lavoro non vada in tempo sprecato, per te e in primo luogo per loro. Non serve a nulla un manuale di buone regole didattiche e prassi da seguire se prima non si trova un canale comunicativo che renda possibile lo scambio e l'apprendimento. Conoscere, conoscersi e partire da questo punto per poter davvero comunicare e trasmettere.


  1. Come riassumeresti, in tre aggettivi, il Vietnam che hai conosciuto fino ad ora?
Puramente folle, essenziale, unico (E spero che resti così!).


Giorgia Bassani

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