Lan
Phuong, studentessa vietnamita appena tornata dall'Italia dopo nove mesi di
studio all'“Università per stranieri di Siena”, ha risposto alle nostre domande
e ci ha raccontato alcuni dettagli della sua prima esperienza italiana.
Quali aspettative avevi prima di andare in Italia? Hai
raggiunto gli obiettivi che ti eri prefissata? Ti senti soddisfatta di ciò che
sei riuscita a fare?
Prima di andare in Italia avevo sperato di vedere il più
possibile la bellezza dell’Italia e di assaggiare i cibi italiani, ma,
soprattutto, volevo scoprire le cose che non conoscono tutti (Venezia, la Torre
di Pisa, gli spaghetti, la pizza, ecc. sono già troppo famosi...).
Sono molto soddisfatta di quello che sono riuscita a fare
durante il mio soggiorno in Italia: non solo ho studiato l’italiano e ho
viaggiato (erano i miei primi obiettivi), ma ho anche fatto amicizia con gli
italiani e gli altri stranieri.
Quali sono le cose che non pensavi di trovare in Italia
(aspetti positivi e negativi)?
Sapevo già che gli italiani erano affettuosi e
amichevoli, ma non mi aspettavo che gli estranei mi salutassero per la strada o
nei negozi, dicendomi sempre “Ciao bella!”, “Buongiorno!”, “Come va?”.
Non pensavo di trovare così tanti cinesi in Italia,
soprattutto a Siena, dove arrivano più o meno 800 studenti cinesi all'anno per
studiare l’italiano; quando gli italiani mi vedevano, dicevano spesso “Nihao~”
o “Sei cinese?”. All’inizio mi sentivo un po’ offesa, ma poi mi ci sono
abituata.
Pensi che l'Italia e il Vietnam abbiano qualcosa in
comune? Cosa?
Sì, il valore dei cibi e dei prodotti alimentari che
entrano nella cultura; forse perché abbiamo una varietà di paesaggio e il clima
è ideale per l’agricoltura.
Un’altra cosa è il problema dei rifiuti.
Come è stata la tua esperienza in Italia? Pensi di
tornarci? Perché?
È stata bellissima! Sicuramente ci torno per fare la
laurea triennale e per viaggiare di più.
Consiglieresti ad un amico di vivere la tua stessa
esperienza? Perché?
Dipende dalla persona; se lui preferisce qualcosa di serio,
di ordinato e ben organizzato, allora non la consiglierei. Si devono amare
anche i difetti dell’Italia per vivere lì; non si può apprezzare tutta la
fantasia dell'Italia, andarci e poi lamentarsi.
Tu cosa hai imparato vivendo in Italia?
Vivendo in Italia, ho imparato a guardare attentamente
gli orari degli uffici prima di andarci. Ah ah ah!
Ho visto anche l’importanza di conoscere la lingua,
perché la gente è molto più aperta e l'attitudine delle persone cambia
subito quando sanno che parlo l’italiano.
Hai visitato altre città europee?
No, perché ho voluto scoprire tutta l’Italia prima di
visitare altri paesi europei, e non ho ancora finito.
Quali differenze hai incontrato tra il sistema
universitario vietnamita e quello italiano? Quale preferisci? Perché?
In Italia non si fa l’appello, ci sono gli studenti
frequentanti e non frequentanti. Preferisco questo, perché è molto più pratico
per gli studenti, perché se non riescono a trovare l’alloggio nella città o
devono lavorare, possono non frequentare le lezioni e presentarsi agli esami,
studiando di più rispetto agli altri. In Vietnam si fanno soprattutto esami scritti, si lavora
di più in classe e non si studia tanto da soli; inoltre, non tutti possono
scrivere la tesi.
Intervista a cura di Giorgia Bassani